
Aperta la mostra di Aurelio Pettenuzzo.
Non capita tutti i giorni , ma forse solo una volta nella vita, di partecipare all’inaugurazione di una mostra di pittura per tanti versi unica.
Il pittore si chiama Aurelio Pettenuzzo, un nome assolutamente nuovo nel campo della pittura. Infatti fino a qualche anno fa il suo nome non figurava tra gli iscritti a qualche Accademia o a qualche Scuola d’Arte, ma, se ci fosse un albo, a quello degli imprenditori agricoli.
Il luogo dell’esposizione non è una Galleria famosa di una grande città, ma una sala, sicuramente la più frequentata, del Patronato di San Pietro in Gu, su iniziativa di NOI Associazione.
Ebbene, il 20 maggio 2005, alle ore 21, quegli ambienti erano così gremiti di persone che non ci si poteva quasi muovere, mentre molte altre aspettavano fuori. Non erano esperti d’arte, nobili dall’erre moscia, o nuovi ricchi alla caccia di qualche “crosta” da attaccare alle pareti del loro salotto. Erano persone del paese, che finalmente potevano esprimere un sentimento a lungo coltivato, fatto di affetto, di solidarietà, di ammirazione, di gioia. L’occasione era offerta dalla prima uscita pubblica del nostro artista e gli occhi erano tutti per lui, bello ed elegantemente vestito.
Non sono mancati i discorsi ufficiali, fatti da un esperto locale d’arte, il Dott. Giovanni Pilotto e da un esperto d’anime, il parroco Don Gianni Mattiello, tutti e due con interventi ben focalizzati.
La gente non si accalcava davanti ai quadri con tanto di catalogo in una mano e un grosso portafogli nell’altra. Infatti non c’era un catalogo e i quadri non erano (purtroppo per noi) in vendita. Ognuno passava di quadro in quadro, ammirando i bei paesaggi, colpito dai colori brillanti e dalla luce cristallina, cercando di capirne il significato.
L’ambiente era troppo piccolo per così tante persone; la mostra avrebbe meritato di essere accolta in un luogo più solenne, ma forse è meglio così, perché in quella saletta, quella del bar, arrivano tanti giovani e anziani del paese.
Sia gli uni che gli altri, guardando quei quadri, coglieranno senza sforzi particolari il significato di quei segni e di quei colori, il grande amore per la vita e per la bellezza che tutti li anima.
Chi scrive non ha mai visto Aurelio Pettenuzzo dipingere, ma immagina che la sua tecnica sia simile a quella della rondine quando fa il suo nido. Quanti viaggi fa una rondine per completare la sua opera? Quante pennellate corte, aiutandosi con la bocca, posa Aurelio sulla sua tela?
Entrambe le opere hanno un progetto, presente nel cervello e nel cuore di chi lo esegue, perseguito con pazienza fino alla sua completa conclusione.
A noi la gioia di poter ammirare tanta bellezza di mente e di cuore, fino alla fine di giugno.
Piersilvio Brotto